La cava è stata sfruttata dal Sig.  Cimaroli Emidio fin dal 1960 e chiusa nel 1987 a causa del decesso dello stesso, solo nel 2021 il figlio Massimo Cimaroli ha deciso di portare avanti il lavoro iniziato dal Padre, estrarre il prezioso Perlato del Sole.

PERLATO DEL SOLE”
Caratteristiche geomeccaniche e LITOTECNICHE

Premessa

Il lavoro sintetizza le proprietà geomeccaniche e litotecniche del litotipo “Perlato del Sole”, estratto, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, da un peculiare ed unico giacimento presente in agro del comune di Conca Casale (Is), in Molise.
Tale materiale costituisce sicuramente un prodotto di eccezionale valore produttivo, in forza della unicità e limitata diffusione areale, delle specifiche singolarità petrografiche, sedimentologiche e tecnologiche.
Il giacimento è stato aggetto di cavazione, come detto, a partire dagli anni ‘60, per interrompersi sul finire degli anni ’80. Lo sfruttamento minerario ha riguardato essenzialmente l’estrazione di blocchi di pietra ornamentale, grazie alla buona “resa di bancata” del mercantile, che è stato adoperato, dopo opportuna lavorazione e riquadratura, per rivestimenti, lastricatura, pavimentazioni ed oggettistica fine e manufatti (mortai, colonnine, vasi, capitelli, portali, balaustre, soglie, ecc).
Inizialmente, la pietra ha trovato solo una allocazione locale in rivestimenti di edifici di nuova edificazione durante il boom economico; subito dopo, ha avuto una rapido apprezzamento per effetto delle caratteristiche estetiche e tecnologiche, che ne hanno visto la diffusione anche fuori zona, con forniture anche nei Paesi Arabi, ampliandone il ventaglio di utilizzo anche all’oggettistica fine e manufatti per arredi di santuari religiosi, palazzi privati.

Inquadramento Geologico

Geologicamente il sito si colloca in un settore di Appennino centro–meridionale, caratterizzato da un’elevata complessità strutturale, risultato di molteplici vicissitudini geodinamiche e sedimentarie.

Figura 2: Schema geologico-strutturale di una porzione di Appennino centro-meridionale. In evidenza il settore dell’Unità dei Monti di Venafro in cui ricade il sito di pertinenza (da Blumetti et alli, 2000).

Come si evince dalla Figura 2, l’ambito di riferimento attiene all’unità dei Monti di Venafro, riconosciuta in letteratura come una sequenza sedimentatasi in ambiente di piattaforma.

Durante l’ultima fase tettonica, le falde accavallatesi grazie agli stress tettonici che comportarono l’orogenesi appenninica, sono state interessate da fagliazioni dirette, che hanno creato depressioni intramontane, come quella del territorio comunale di Conca Casale.

Geomorfologia

La zona appartiene ad un’area parzialmente boscosa dei settori orientali del territorio comunale, ed afferisce ad una tipologia fisiografica di montagna carbonatica, nell’ambito della catena appenninica.
La struttura dell’area si identifica con un sistema “a graben” entro cui si è sviluppato il pianoro di Conca Casale; quest’ultimo, infatti, rappresenta una classica piana in tramontana appenninica di limitata superficie, ed orlata da versanti carbonatici con culminazioni superiori ai 1000 m di altitudine.
Il contesto estrattivo si pone lungo un declivio avente un’esposizione sud-ovest e segna il passaggio tra i versanti e la sottostante piana endoreica di Conca Casale; ha una morfologia a profilo concavo-connvesso con valori medi di pendenza che si aggirano attorno ai 35°40° circa La morfologia dei luoghi espone un’elevata energia di rilevo, con locali condizioni di subverticalità, in corrispondenza di alcune cornici litologiche affioranti.

Geologia locale (copertura e substrato)

Il pendio è composto da terreni ascrivibili alle formazioni carbonatiche in facies di piattaforma. Il litotipo è di natura sedimentaria e di genesi carbonatica è costituito da calcari (calcilutiti, calcareniti, (figure 3-4), ad aspetto compatto e fresco, eccezion fatta per la parte più corticale, ove appare cariato, specie in concomitanza di zone carsificate, che si manifesta nella presenza di saccature residuali di terra rossa, che sovente distaccandosi dal fronte, creano dei piccoli colamenti detritici.
La stratificazione irregolare e indistinta e, solo localmente, è riconducibile ad un assetto generale a reggipoggio.
Il costituente mineralogico fondamentale è rappresentato dalla calcite, in quantità minore da dolomite/selce. Il calcare offre elevata durezza e compattezza, mentre in prossimità di fasce intensamente fratturate, si evidenziano fenomeni di argillificazione e l’esistenza di residuo insolubile (ossidi e idrossidi di ferro ed alluminio).
Alla scala dell’affioramento, la roccia mostra l’aspetto tipico di un calcare/calcarenite brecciato tenace, a bloccometria prevalentemente medio-grossolana ed abbondante calcite secondaria.
L’effetto cromatico d’insieme è variegato, in ragione del differente grado di alterazione ed ossidazione e dissoluzione superficiale dell’assise rocciosa; si passa da settori grigiastri in cui predomina il tenore carbonatico a porzioni rosate o marroni ove prevalgono porzioni più terrigene.
Il cappellaccio di copertura ha una distribuzione discontinua ed una potenza massima di 0,3 m e consta essenzialmente di terreno vegetale, misto ad argilla residuale rossiccia e regolite.

Figura 3: visione d’insieme
Figura 4: particolare

Considerando i valori medi annuali di precipitazione (1319 mm) e di temperatura (14,7 °C) tipici del territorio, in riferimento al diagramma di Peltier di figura 3, è possibile stimare il tipo di processo erosivo prevalente, che è di tipo chimico medio.

Figura 5: diagramma di Peltier per la determinazione del processo erosivo prevalente.

L’erosione chimica, ovviamente attecchisce soprattutto sulle componenti lapidee carbonatiche, in particolare sulla parte più corticale, spingendosi in profondità attraverso le fratture più beanti.

Analisi strutturale dell’ammasso roccioso

Per definire le caratteristiche geomeccaniche e strutturali dell’ammasso roccioso sono state eseguite n. 4 stazioni geomeccaniche su fronti rocciosi rappresentativi dell’assetto strutturale globale.

Le misurazioni geomeccaniche sono state esperite in ottemperanza alle norme dell’ISRM1. Lungo i profili sono stati rilevati i sistemi di discontinuità sistematici operando stendimenti di lunghezza variabile tra 6,90 – 20,00 m.
La successiva trattazione statistica dei dati ha consentito la determinazione quantitativa dei parametri fisici peculiari dell’intero ammasso.

Essa è stata articolata nelle seguenti fasi:

a) individuazione delle famiglie principali di discontinuità dissecanti l’ammasso e loro orientazione spaziale;
b) parametizzazione geomeccanica di ogni famiglia di discontinuità, come da procedura I.S.R.M.

Le caratteristiche principali sono:

Tipo. I sistemi di fratturazione individuati sono inquadrabili come sistemi di taglio (joints), conseguenti a sforzi di natura tettonica correlati all’orogenesi appenninica e da piani di strato. A tali sistemi, a luoghi si intercalano fratture superficiali e poco persistenti, imputabili a processi crioclastici, e, subordinatamente, all’azione di leveraggio esplicata dagli apparati radicali delle piante per azione del vento.

Giacitura e persistenza. Le orientazioni dei piani delle discontinuità esibiscono una minima dispersione, sia nell’immersione, che nell’inclinazione. Dalla elaborazione dei dati mediante stereogrammi di Schmidt (proiezione equatoriale) vengono identificate, mediante un’analisi scattering e contouring delle isodense intervallate del 2%, i poli rappresentativi di ogni sistema di giunti e il relativo grado di dispersione. Dai poli, successivamente, viene ricavata la ciclografica modale di ogni famiglia di joints (tabella 1).

 

Stazione 1

Stazione 2

Stazione 3

Stazione 4

Famiglia

Imm.

Incl.

Imm.

Incl.

Imm.

Incl.

Imm.

Incl.

J1

70

80

165

79

75

80

70

80

J2

165

85

240

70

165

85

165

85

J3

300

85

358

78

30

85

210

85

J4

135

80

Fronte

50

80

140

75

75

80

89

80

 

Tabella 1

Dagli stereogrammi (figure 6-7) si evince la presenza statistica di un numero di sistemi di discontinuità (joint e stratificazione), nei quali rientra il 90% di tutte le diaclasi. Si osserva, altresì, come sia preponderante la famiglia J1 e J2.

Figura 6: contouring stazione 1

contouring stazione 2

contouring stazione 3

contouring stazione 4

Spaziatura. La spaziatura è stata computata tenendo conto della ortogonalità rispetto alla direzione di misura). La spaziatura media è > 60 cm.
Apertura. I valori di apertura medi dei lembi delle diaclasi variano tra 1,0- 2,5 cm e tendono serrarsi in profondità.
Scabrezza. I giunti sono poco segmentati: rientrano nelle classi I-IV, cui corrisponde un coefficiente di JRC variabile da 2-8.
Riempimento. Il riempimento è di natura detritica o assente, più raramente argilloso.
Condizioni idrauliche. I joints sono leggermente umidi e più superficialmente evidenziano tracce di fluenza idrica, come tracce di ossidazione, calcite secondaria, ecc.
Alterazione. La maggior parte delle pareti dei giunti (70-80%) evidenziano un’alterazione da “media” ad “avanzata” (Raccomandazioni ISRM). E’ costituita da una patina millimetrica di materiale di colore diverso da quello della roccia integra e possiede scadenti proprietà meccaniche. In molti casi, questa patina risulta essere separata dalla roccia madre da un’intercapedine (ampia qualche frazione di millimetro) vuota o ospitante vegetazione.

Bloccometria. L’intersezione dei sistemi di discontinuità suddivide l’ammasso in blocchi eterometrici, isolando volumi rocciosi unitari piuttosto di forma irregolare. In base alla spaziatura media, l’ammasso ricade nella classe dei blocchi da”molto grandi” a “grandi” della suddivisione ISRM, con un numero di giunti da 1,3 (stazione 3) a 0,65 (stazione 2) per ogni metro cubo di roccia.
Misure sclerometriche. In concomitanza con il rilievo, sul fronte roccioso sono state esperite misurazioni sclerometriche, (martello di Schmidt), per stimare il valore di resistenza a compressione monoassiale della roccia.

Globalmente, sono state eseguite 10-15 misure per ogni famiglia di discontinuità, sulla superficie recante valori di giacitura prossimi a quelli modali.
I risultati mediati sono elencati in tabella 2, per ogni sistema di discontinuità, unitamente al valore di resistenza a compressione monoassiale (JCS). L’ammasso roccioso va ascritto alla categoria C della classificazione di Deere & Miller (1968).

 

Stazione 1

Stazione 2

Stazione 3

Stazione 4

Famiglia

Colpi

JCS

(MPa)

Colpi

JCS (MPa)

Colpi

JCS (MPa)

Colpi

JCS (MPa)

J1

45

60

50

65

55

70

40

52

J2

35

50

45

60

55

70

45

60

J3

40

52

45

60

50

55

45

60

J4

42

55

TABELLA 2

Figura 7: carta strutturale del sito estrattivo (perimetrato in viola) e ciclografiche. Fuori scala.

Classificazione ammasso roccioso
Riguardo l’abbattibilità (classifica di Protodyakonov, 1967), la roccia appartiene alla classe II, (calcari cristallini compatti) con indice di resistenza (I) di 6.0, che contraddistingue materiali abbattibili mediante esplosivo o taglio, aventi un fattore di rigonfiamento di circa 2.0.
Classificazione RMR di Bieniawski (1989)
I risultati forniti dal rilievo geostrutturale sono stati elaborati secondo la classificazione di Bieniawski (1989), caratterizzando l’ammasso mediante un indice di qualità, detto RMRbase (Rock Mass Rating). L’analisi dei dati si basa sulla valutazione numerica dei seguenti parametri: Resistenza della roccia alla compressione uni assiale (R1); RQD (R2); Spaziatura delle discontinuità (R3); Condizioni delle discontinuità(R4); Condizioni idrauliche delle discontinuità (R5).
Il valore ottenuto sommando i primi 5 parametri (RMRbase) viene utilizzato per ricavare i principali parametri geomeccanici dell’ammasso roccioso.
A tali valori è stata apportata una correzione (R6) basata sulla mutua posizione tra la giacitura del fronte e l’orientazione dei sistemi di fatturazione: infatti, da tali rapporti possono derivare condizioni strutturali favorevoli o sfavorevoli alla stabilità. La correzione adduce una decurtazione di 25 punti al valore RMR, in quanto sussistono condizioni “scadenti”tra la giacitura dei sistemi di frattura zone e la disposizione dell’assise roccioso. Per effetto di ciò si determina un valore di RMR corretto pari a 35 (stazione 1), 27 (stazione 2) e 35 (stazione 3).
Ne deriva il valore RMRbase ed il valore corretto in funzione dell’orientazione dei giunti per un pendio (tabella 3) e i relativi parametri meccanici (tabella 4):

 

Stazione

R1

R2

R3

R4

R5

Stazione 1

7

13

15

25

10

Stazione 2

7

13

15

25

10

Stazione 3

7

13

15

20

10

Stazione 4

7

17

15

10

10

 

Tabella 3

 

Stazione 1

Stazione 2

Stazione 3

Stazione 4

Punteggio (RMRbase)

70

70

65

60

Punteggio (RMRcorretto)

65

65

60

55

Classe

II

II

III

III

Coesione matrice rocciosa(KPa)

350

350

250

300

35°

35°

30°

27°

 KN/m3)

23

23

23

Mod. deformabilità (GPa)1

30

30

20

5

 

Tabella 4

1 Calcolato con l’espressione E=(2 RMRbase – 100), in quanto il valore RMRbase >50.

Le condizioni strutturali collocano le compagini rocciose nelle classi II-III, indicative di una qualità della roccia da “buona” a “discreta”.

Classificazione Q di Barton (1974)

Correlando il punteggio RMRbase, tramite la formula formule empiriche (RMR=9lnQ+44), si risale all’indice Q di BARTON che per le 4 stazioni (criterio “Q” di Barton 1974):

 

Stazione 1

Stazione 2

Stazione 3

Stazione 4

Q

18

18

10,3

3,4

 

Tabella 5

Calcolato con l’espressione E=(2 RMRbase – 100), in quanto il valore RMRbase >50.

Gli indici ascrivono l’ammasso alle categorie da “discreta” per la stazione 4 a “buona”, per le stazioni 1-3.

Caratteristiche giacimentologiche

Il sito estrattivo è una cava di monte a mezza costa, che attinge ad un giacimento sub orizzontale massivo attestato in una formazione carbonatica, già coltivata a gradoni multipli, con una configurazione ad anfiteatro e sviluppata sia in senso verticale, che orizzontale. Il tutto a cielo aperto, senza prelievo in sotterraneo o in sottecchia.

L’estrazione è avvenuta (ed è possibile) tutta a cielo aperto, accedendo al mercantile dalla superficie con mezzi meccanici, con un minimo di sterro del cappellaccio.

L’abbattaggio è possibile per via meccanica (escavatore, martello demolitore, ripper), senza impiego di esplosivi, o mediante taglio a filo diamantato (o a catena) per i blocchi di maggiore dimensione. Per la movimentazione sono stati impiegati escavatori a braccio rovescio, con trasporto su camions.

Il deposito è un tipico “giacimento primario” di tipo sedimentario chimico, conseguente a processi deposizionali di sostanze in soluzione. La formazione fertile consta di materiale carbonatico, più subordinatamente selciosa.

I settori centrali del giacimento esprimono una qualità elevata della roccia, che, che rende vantaggioso l’estrazione di blocchi lapidei da utilizzare come lastre da segagione.

La formazione fertile espone una predominanza di termini carbonatici, con zone integre e settori più disarticolati e destrutturati, con aspetto molto degradativo; subordinata è la frazione selciosa, che si riscontra come intercalazioni e livelletti centimetrici nell’assise carbonatica. Ancor più subordinata è la presenza di adunamenti di materiale residuale argilloso, composto da ossidi ed idrossidi insolubili, che creano plaghe e concentrazioni isolate, di diversa colorazione, associate, per lo più, a zone di debolezza strutturale.

Grosse bancate massive, pertanto, consentono di ipotizzare una ripresa dell’estrazione lapidea dell’intero giacimento; invece, i settori laterali della formazione fertile esprimono domini strutturali a più elevato stato fratturativo e degradativo, il che riduce la resa di bancata (Volume roccia commercializzato/volume roccia estratto).

L’aspetto massivo del giacimento, con minima stratificazione, se da un lato implica una maggiore e più disagevole estrazione dei blocchi, con conseguente maggiore impegno energetico, per l’assenza di piani di debolezza pervasivi che facilitano la divisibilità, dall’altro restituisce un materiale di qualità elevata, con proprietà fisiche e tecniche ottime e comparabili ai litotipi, minero-petrograficamente equivalenti, ampiamente affermati sul mercato.

Il litotipo è di natura sedimentaria e di genesi carbonatica è costituito da calcari (calcilutiti, calcareniti, ad aspetto compatto e fresco, eccezion fatta per la parte più corticale, ove appare cariato, specie in concomitanza di zone colpite da carsismo epigeo. Il costituente mineralogico fondamentale è rappresentato dalla calcite, in quantità minore da dolomite/selce.

La classificazione petrografica indica che la roccia ha una tessitura deposizionale cristallina bioclastica, con elementi granulari variabili (litoclasti lutitici ed arenitici) e forma irregolare, con predominanza di grana grossa. La struttura deposizionale riconoscibile (classifica di Dunham,1962, figura 8) è grano-sostenuta, di tipo packstone (tra i grani esiste matrice più fine).

Figura 8: classificazione di Dunham, 1962.

La classificazione commerciale designa tale litotipo come “Perlato del Sole” (fonte www.stonecontact.com; www.marbletile.it; www.blackstone.it) e lo ascrive alla famiglia dei “marmi”, in quanto può essere sottoposto a lucidatura ed usato per rivestimenti e decorazioni.
Il cromatismo d’insieme è variegato e screziata, in ragione del differente grado di alterazione ed ossidazione e dissoluzione superficiale dell’assise rocciosa; si passa da settori bianco lattei, in cui predomina il tenore carbonatico a plaghe nocciola, grigiastre e porzioni rosate ove prevalgono porzioni più terrigene (figure 9-10); sottoposto a lucidatura, il cromatismo mantiene intatte le sfumature della pietra grezza.

Figura 9: Perlato del Sole grezzo.

Figura 10: lastra levigata e lucidata di Perlato del Sole

Proprietà litotecniche
Il perlato del sole sottoposto ai seguenti tests di laboratorio le seguenti proprietà litotecniche:
resistenza a compressione monoassiale (UNI EN 1341-2013 – UNI EN 1296-2007);
resistenza a flessione sotto carico concentrato (UNI EN 1341-2013 – UNI EN 12372-2007);
resistenza all’usura per abrasione (Metodo Wide Whell Abrasion UNI EN 14157-2017 – UNI EN 1341-2013);
resistenza allo scivolamento in condizioni asciutte e bagnate (Skid resistance test UNI EN 14231);
assorbimento d’acqua a pressione atmosferica (UNI EN 13755-2008).

Le risultanze di laboratorio sono state integrate con dati di letteratura (www.stonecontact.com) per i parametri non direttamente testati, in attesa di ulteriori accertamenti per il conseguimento della certificazione tecnologica CE.

Parametri fisici
Massa volumica apparente: 2.680 Kg/m3
Coefficiente di dilatazione termica: 4.4 x 10-5 °C
Colore: si manifesta dal bianco latteo, al grigio chiaro in plaghe e chiazze, con venature color sabbia e marrone chiro (figure 10-11).
Parametri meccanici
Resistenza a compressione uniassiale dopo cicli di gelitivà: 204 MPa
Modulo elastico tangente: 83 MPa
Prova a trazione indiretta: 5.9 MPa
Resistenza all’urto (altezza minima di caduta): 29 cm
Microdurezza Knoop: 1.687 MPa

Dalla disamina dei dati si evince che il perlato risulta una roccia a peso specifico piuttosto elevato, con ridotta porosità e con resistenze alla rottura molto alte e media durezza e resistenza all’urto.
Il suo comportamento agli stimoli meccanici risulta caratterizzato da anisotropia legata alla irregolare presenza ed eterogeneità degli elementi granulari componenti (litoclasti) ed alla loro variabile forma
Particolarmente elevata è la resistenza allo scivolamento (skid test) in quanto la natura granulare lo rende particolarmente ruvido ed antisdrucciolevole, anche in presenza di acqua latente: infatti i valori di SRV secco (68) e bagnato (62) sono praticamente equivalenti.
Anche la resistenza alla abrasione ne palesa proprietà di particolare significatività (20,26 mm) anche nei confronti dell’azione degli atmosferici.
I bassi valori del coefficiente di imbibizione rendono la pietra particolarmente adatta ai rivestimenti, in quanto non soggetta a imbibizione idrica ed ai conseguenti processi di dissoluzione chimica. Ciò è favorito anche dalla compattezza del litotipo, che appare saldo, coeso e scevro di vuoti e cariature (tipo travertino) e che ne consente l’utilizzo tal quale, senza interventi di stuccatura o riempimento. Per effetto di tale proprietà il mercantile è, commercialmente, annoverato nella categoria dei marmi.
Dalla sintesi delle proprietà litotecniche della tabella 6 si evince come il perlato possegga proprietà fisiche e tecniche medie del tutto equivalenti o, talora superiori, a quelle degli altri mercantili similari, il che, proietta il lapideo, a pieni titoli, tra le pietre ornamentali commercializzabili.

 

Prova

u.m.

Perlato del Sole

massa volumica apparente

Kg/m3

2.680

resistenza a compressione semplice

Mpa

153,43

resistenza a flessione

Mpa

4,89

resistenza all’abrasione

mm

20,26

coeff. imbibizione

%

0,213

provenienza

Conca Casale (IS)

 

Tabella 6: proprietà litotecniche medie

Utilizzo
La versatilità tecnica del prodotto ha consentito un ampio ventaglio di utilizzo del mercantile, sia carattere strutturale (meno frequentemente), che ornamentale di finitura ed oggettistica e manufatti (maggiore utilizzo).
L’uso strutturale ò stato limitato alla costruzione di muri di contenimento a secco per terrazzamenti ed arginature, in pietre squadrate e conci di varie dimensioni; con l’aggiunta di malta, è stato utilizzato anche per la realizzazione di volte ed archi.
Ma l’utilizzo più massiccio e diffuso è sicuramente quello a carattere ornamentale, sia “a spessore”, per lastre, soglie, cordonature, architravi, rivestimenti, pavimentazioni antisdrucciolevoli (figura 11), sia “ a massello” per decorazione fine, previa lucidatura, di oggettistica e delicate finiture (figure 12-13), che ne esalta la cromaticità.
Oltre alla lucidatura, le lavorazioni principali di superficie cui il materiale è sottoponibile e a cui ben risponde sono: la levigatura, la bocciardatura, la sabbiatura, la bisellatura e la smussatura, meno frequentemente sono le lavorazioni a scalpello di punta o gradina, che sono limitate dal carattere granulare della pietra.

Figura 11: esempio di pavimentazione in abitazione.

Figura 12: colonnina

Figura 13: oggettistica fine

Conclusioni
Oltre alle peculiari caratteristiche fisiche e le proprietà tecniche, il perlato del sole costituisce un unicum del tutto equivalente (per alcune proprietà anche superiore alle similari pietre di ampia diffuse sul mercato), grazie alla sua rarità e limitatezza del giacimento, alla bellezza cromatica che si mantiene intatta e che si risalta e si apprezza a seguito di semplici e routinarie operazioni di lavorazione (lucidatura, levigatura, smussatura, ecc). Ciò ne consente un ampio ventaglio di utilizza soprattutto in azioni ornamentali, pavimentazioni e rifiniture minori (piode), per oggettistica, decorazioni fini e manufatti.
Viste le premesse, è possibile anche ipotizzare, già in un immediato futuro, l’avvio di attività per il conseguimento e l’ottenimento della certificazione tecnologica CE, che faciliti il recepimento e l’inserimento del perlato come “pietra locale” nei capitolati d’appalto, soprattutto per interventi di recupero ed arredo urbano di centri storici e di plessi “appenninici”. L’utilizzo di tale litotipo (pietra locale), ben contempera, richiama ed armonizza il costruito (centri e nuclei storici) agli elementi naturali del paesaggio locale, contrariamente all’impiego di altre categorie di litotipi (basalto, porfido, metamorfiti, ecc), il cui impiego, sovente, risulta avulso e contrastante con il contesto appenninico.

Bibliografia

1. Barton & Choubey (1977): “The shear strength of rock joints in theory and practice”. Rock Mechanics n° 10, pp. 1-54;
2. Bieniawsky Z.T. (1989): “Engineering rock mass applications”;
3. Blumetti A.M. & alii (2000): “Evidenze di fogliazione superficiale olocenica nel bacino di Boiano (Molise)”. GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 01.09.
4. Fornaro. M. (2000):” Sui metodi di coltivazione nelle cave di pietra ornamentali”. Quarry and Construction vol. 2, febbraio 2000, pag 121-133,
5. Gisotti G. (2008): “Le cave. Recupero e pianificazione ambientale”.Ed. Dario Flaccovio (PA);
6. Hoeck E. (2000): “Rock Engineering”. Toronto Canada;
7. Mancini R., Cardu M. (2001): “Scavi in roccia. Gli esplosivi”. Ed. Hevelius (BN);
8. Patacca E. et alii (1992):” La zona di giunzione tra l’arco appenninico settentrionale e l’arco appenninico meridionale nell’Abruzzo e nel Molise”. Studi di Geologia Camerti, vol. spec. 417-441;
9. Pescatore T. (1965):”Ricerche sulla depressione molisano-sannitica”. Atti dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche, 5: 101-145;
10. RJ. Dunham (1962), “Classification of carbonate rocks according to depositional texture”, in W.E. Ham,Classification of carbonate rocks,American Association of Petroleum Geologists Memoir. 1, pp. 108–121;
11. Siti internet: www.stonecontact.com; www.marbletile.it; www.blackstone.it.